Piero Fontana ci ha lasciato.
Piero è stato un eccezionale punto di riferimento dell’aeromodellismo italiano ed internazionale dove ha lasciato una traccia indelebile delle sue capacità.
Con il suo amico e meccanico Franco Amodio ha costituito una eccezionale coppia pilota/meccanico nella categoria Team Racing (F2C), categoria nella quale, dopo aver vinto tutto ciò che si poteva vincere in Italia, ha disputato ben due finali di Campionato del Mondo.
Chi non ricorda poi come gli abbiano scippato fraudolentemente in Polonia nel 1980 il titolo di Campione del Mondo di velocità (F2A)?
Chi non ricorda le epiche “battaglie” ingaggiate con due piloti altrettanto aggressivi come Onesti e Peracchi o gli olandesi Metkemeijer?
Chi non ricorda la sua bravura nel leggere il dipanarsi di una finale per intraprendere la quale sfoderava una freddezza senza pari?
Chi non ricorda il “Picus Levis” , quello “horridus” o quello “retractilis”? O il modello con il raffreddamento del motore ad olio diatermico o quello con il freno aerodinamico che insieme al carrello usciva nella fase finale dell’atterraggio?
Chi non ricorda gli anni per i quali ha gestito l’aeromodellismo nazionale come Consigliere Federale dell’AeCI ?
Un grande dell’aeromodellismo insomma, la cui scomparsa lascia un vuoto importante nella vita sportiva o ex sportiva di tutti noi.
Ricordo con piacere quanto avvenuto in Belgio nel 1977 in occasione del Campionato Europeo dove con il meccanico Carlo Cipolla esordivo nel contesto internazionale. Il nostro modello, nonostante le prove e le riprove, non ne voleva sapere di fare i fatidici 34 giri e forse non avremmo combinato granché se ad un certo punto non fosse passato da noi Piero che, con estrema semplicità, affermò che il tubetto di sfiato del nostro serbatoio era mal posizionato. Detto fatto abbiamo apportato la modifica, e, come per incanto, ecco tornare i soliti giri!
Oppure quanto avvenuto l’anno dopo a WoodVale, Inghilterra, in occasione Campionato del Mondo F2C del 1978 dove, persa la possibilità di disputare la sua ennesima semifinale, Piero venne ad offrire a me, entrato invece in semifinale, la sua elica migliore!
Ed ancora quando nel 1979 dopo che ebbi vinto la Coppa d’Oro a Lugo proprio battendolo nella finale in cui aveva tentato per tutti i 200 giri di “segarmi” il collo con il suo caratteristico andirivieni nella gestione dei cavi, affermò che la mia vittoria era meritata!
Un grande campione anche nelle difficoltà, almeno con me.
…. non lo sentiremo più affermare in quel suo romanesco toscaneggiante “…duecento giri sono lunghi… “ e quindi che una finale va affrontata con cautela ma con determinazione, ma sono sicuro che dove se ne è andato sta già preparando una nuova pista per disputare con me, quando lo raggiungerò, una altra epica finale….
Ciao Piero.
Adolfo Peracchi
